carcere_cellaL' evento, a cui hanno partecipato i detenuti, sia uomini che donne, insieme agli operatori professionali delle realtà istituzionali che collaborano da anni  in carcere e agli studenti di una scuola superiore, voluto per  raccontare e raccontarsi dentro a un tema così vicino e sentito come la violenza alle donne.

L'intenzione della dott.ssa Boi, è stata quella di voler dimostrare che, in ogni attività trattamentale proposta, in ogni collaborazione sinergica con gli Operatori Penitenziari , della Scuola e della ASL , ogni forma di violenza ha la sua  attenzione e osservazione e se da tante angolazioni è “vista” , da tante possibili strade e modi può essere interpretata, digerita, elaborata e trasformata per un processo di recupero e reinserimento.

Il Comandante  Dott.ssa Calenzo ha illustrato l'origine della commemorazione di questa giornata, il suo impegno è sempre massimo in questi momenti in cui il suo ruolo nell'Istituzione  esprime la grande professionalità di una donna che riveste un ruolo apicale. L'evento  che ha visto la  compresenza di detenuti e detenute , studenti e rappresentanti della comunità esterna non sarebbe stata possibile senza il profuso impegno di uomini e donne del personale di Polizia Penitenziaria tra cui in particolare l'Ispettrice Nicoletta Riccucci Responsabile Settore Femminile che ha curato  e partecipato attivamente all'organizzazione, il Sovrintendente Silvana D'Acquarica,  responsabile delle attività trattamentali, l 'Ass Capo Augusto Principe che ha curato il buffet finale.

Le donne dell'Associazione “ Le voci” hanno  letto  testimonianze di donne che hanno subito violenza e hanno avuto il coraggio di ribellarsi e dare appunto voce al loro dolore trasformandolo in coraggio, passione, azione.

Si è parlato di “resilienza” : la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Si è anche sorriso ai tranelli linguistici del linguaggio discriminante di parole che al maschile hanno un senso e al femminile riportano a una concezione arcaica di donna di malaffare e inadeguata .

Il Direttore della ASL RM/F dottor Giuseppe Quintavalle, ha confermato che la presenza della ASL e dei suoi collaboratori che lavorano insieme agli operatori penitenziari è ormai una sinergica realtà e che la giornata era la rappresentazione concreta di quella sinergia: Servizi come il SER.T e il C.S.M  e gli Operatori Sanitari della ASL ( medici, infermieri, specialisti ecc...) e il loro contributo professionale giornaliero, garantiscono ai detenuti quella continuità assistenziale che li rende cittadini assistiti anche nella detenzione  in carcere. Il dentro e il fuori si uniscono in un concetto di salute olistica che oltrepassa le sbarre e cura dentro come cura fuori ogni persona che è presa in carico dal Sistema Sanitario Nazionale anche in regime detentivo.

Il contributo del SER.T, che da  più di venti  anni lavora in carcere con i detenuti tossicodipendenti, ha visto la partecipazione della dott.ssa Iole Calvigioni e del dott. Massimo Borgioni  su argomenti come la dipendenza patologica da uso di sostanze possa essere correlata, dall'  “altra parte”, da una componente di dipendenza patologica affettiva, tipicamente “ femminile” dove le compagne, madri, sorelle dei pazienti tossicodipendenti possono cadere negli stessi meccanismi dell'addiction e perpetuare relazioni  malsane e patologiche se non riconosciute e  rielaborate , e che il lavoro terapeutico è sempre finalizzato, a un riconoscimento e alla realizzazione che la violenza finisce quando dentro ognuno di noi  impariamo  ad amarci, a ri – conoscerci, a volerci bene e a smettere di essere in guerra con noi stessi: solo così cessa la guerra fuori di me e la violenza non ha più motivo di esplicitarsi perchè il confitto è cessato dentro con il perdono di sé, con la consapevolezza di aver sofferto perchè amato in modo malato....e quindi nella speranza  e nella fiducia ritrovare in quella resilienza un nuovo coraggio di essere se stessi.

Il cortometraggio ideato dalla Psicologa dott.ssa Rita Bassetto , con la collaborazione di Ludovica Andò dell'Associazione “ Sangue Giusto” che da anni svolge attività teatrale e  con la mediatrice culturale Julia Armignacca che con grande impegno segue i percorsi di mediazione, ha mostrato il disagio di donne straniere che in carcere si trovano sole e smarrite, senza conoscere la lingua, i luoghi, la loro condizione legale che le ha portate in carcere....e poi in sezione...salendo delle scale simboliche incontrano nel gruppo e nella condivisione con altre donne, il senso e la speranza di poter essere sostenute, accolte e indirizzate verso altro da quanto conosciuto.

I detenuti  poi hanno letto una poesia  su uno sfondo di fotografie in uno schermo che ritraevano donne in diversi momenti della vita: ritratti presi dal Laboratorio per l'allestimento di una mostra fotografica che si sta realizzando grazie al contributo del fotografo Guido Gazzilli insieme al SERT che ha fornito materiale per questa esperienza .Fondamentale  l'apporto dei percorsi scolastici la Prof Donella Luzzetti con il contributo importante  del lavoro svolto, ha guidato la lettura di racconti di studenti detenuti e detenute sul tema. E' stata  toccante  l'esperienza di un ragazzo straniero molto giovane e già in carcere, che ha avuto il coraggio di raccontare la rabbia e l'amore per una madre che ha abbandonato i suoi figli piccolissimi...per sfuggire da un uomo violento che la picchiava , per evitare che lui picchiasse i suoi figli quando volevano proteggerla e il riconoscimento che in quell'atto d'amore per sé, la madre ha permesso che anche i figli si salvassero perchè qualcuno conoscesse la situazione e se ne prendessero cura....

La mediatrice culturale Julia Armignacca ha guidato  i detenuti partecipanti al progetto di mediazione culturale in un canto in lingua spagnola.

Infine la presenza  di Valentina Persia, attrice comica e attenta ai temi della violenza al femminile come impegno personale, che ha partecipato all'evento portando il sorriso  in tutti i presenti, l'aria del carcere in una dimensione meno violenta e più speranzosa e ottimista, per abbattere quel pre – giudizio che spesso crea barriere più dure di quelle di ferro che ci circondano in carcere.

Valentina e il suo umorismo, la sua ironia nel prendere in giro il “ femminile” in tutte le sue possibili sfumature, dall'aspetto fisico, alla maternità, al sesso, all'amore...ci ha fatto sentire per un momento, in quel ridere tutti insieme.... che alla violenza si può dire di no ...nella condivisione del nostro sentirci Esseri Umani, uguali e meravigliosi nelle nostre diversità.

Un grazie sentito al personale di Polizia Penitenziaria  che  con i detenuti  hanno preparato il buffett alla fine dell'evento: la loro pizza e le loro crostate enormi hanno deliziato il nostro palato facendo di questa giornata un bel regalo di Natale per tutti.